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Torresotto di Porta Nova

Edificio storico, Bologna

Torresotto di Porta Nova: Informazioni sull'attrazione

Il Torresotto di Porta Nova è uno di quei monumenti ingiustamente messi in secondo piano dalla grande storia della città. La sua presenza ricorda infatti una delle cerchie di mura che circondavano l'antica città di Bologna, in particolar modo la seconda, la cosiddetta cerchia dei Torresotti.

La stessa forma stretta e allungata della piazza che si apre davanti alla porta, Piazza Malpighi, lascia immediatamente intuire come in origine questa non fosse una piazza, bensì parte del fossato che circondava le mura della città.

Nella strada che parte subito dopo aver superato la sua arcata principale si trova l'attuale Sinagoga della città di Bologna, costruita nel corso dell’800 e riconoscibile per la sua facciata arrotondata decorata da una grande stella di Davide e dalla lapide che ricorda i nomi di coloro che, deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, non fecero mai ritorno.

Il Torresotto di Porta Nova, terminato nel 1192, venne inizialmente utilizzato come entrata in città e come costruzione difensiva. A ricordo di questa sua originaria funzione si possono ancora vedere oggi, al di sotto della sua arcata principale, le rimanenze dei perni su cui insistevano le grandi porte che venivano chiuse a protezione del centro cittadino.

Dopo pochi anni dalla costruzione della seconda cerchia di mura, di cui questa porta faceva parte, la città era però cresciuta così a dismisura che si rese immediatamente necessario la costruzione di una cerchia più grande, di cui oggi rimangono soltanto le antiche porte e alcuni frammenti, in quanto venne abbattuta a cavallo fra l'800 e il ‘900. 

La storia di Gentile Budrioli

Persa quindi la sua originaria funzione difensiva, il torresotto divenne sede di abitazioni private e tornò al centro delle cronache locali alla fine del 1400, in quanto casa di una donna accusata di stregoneria. La donna in questione aveva il nome di Gentile Budrioli, moglie di un notaio molto noto in città, donna appassionata, intelligente, curiosa e di grande cultura.

Il suo desiderio di conoscenza la portava a frequentare spesso i chiostri del vicino complesso francescano per poter imparare di botanica e di farmacia, sua grande passione. Ben presto la donna si guadagnò la fama di essere una miracolosa guaritrice. Queste voci giunsero quindi alle orecchie di Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II Bentivoglio, signora della città, che volle conoscerla e tra le due nacque un profondo sodalizio che venne però da lì a poco incrinato dalle infondate accuse rivolte ad entrambe.

I nemici della famiglia Bentivoglio cominciarono infatti a malignare sull'effettiva indipendenza nelle scelte di Giovanni II, adombrato dalla presenza a corte di queste due ingombranti donne.

Ginevra Sforza portava un cognome troppo importante ed era la moglie del primo cittadino: risultò quindi del tutto inattaccabile. A pagare per ciò che le malelingue andavano dicendo fu di conseguenza la povera Gentile. Accusata di stregoneria, venne rapidamente processata. Si arrivò ad una confessione solo dopo settimane di tortura. La sua condanna a morte venne eseguita sulla pubblica piazza con una somma di crudeltà che fece inorridire persino i commentatori dell'epoca.

È sicuramente singolare che di fronte a un luogo che racconta una storia così cupa sia sorta nei secoli successivi, al centro di piazza Malpighi, una colonna sormontata da una statua della Vergine oggetto di grande devozione da parte la cittadinanza bolognese.

Ogni anno infatti nella ricorrenza dell’8 dicembre si festeggia la cosiddetta “festa della Fiorita” momento in cui la statua, realizzata nel 1638 su disegno di Guido Reni, viene decorata dai Vigili del Fuoco che le depongono tra le braccia un mazzo di fiori a nome di tutta la cittadinanza. La tradizione della Fiorita nacque nel 1854 a ricordo del momento in cui il Papa Pio IX rese l’Immacolata Concezione della Madonna un dogma cristiano.