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Fontana della Ninfa

Attrazione, Bologna

Fontana della Ninfa: Informazioni sull'attrazione

La Fontana della Ninfa di Bologna è posta a decorazione dell’enorme scalinata che orna la salita verso i giardini della Montagnola, primi veri e propri giardini pubblici nel cuore della città. La scalinata che fu progettata da Tito Azzolini ed Attilio Muggia, autore a sua volta del progetto per la nuova sinagoga della città, è lateralmente decorata da alcuni bassorilievi di autori vari tra i quali si possono riconoscere al primo livello le raffigurazioni di Bononia docet e Bononia Libertas.

Il luogo dove questa scalinata si trova è denso di storia da raccontare, in quanto sorge su ciò che rimane della Rocca Pontificia, costruita 4 volte dal legato papale e 4 volte distrutta dalla rabbia della popolazione. I resti che campeggiano ancora oggi di fronte alla fontana sono infatti da attribuire a questa antica costruzione che venne decorata dai migliori artisti dell'epoca tra i quali anche Giotto, le cui opere però sono andate completamente perdute nel crollo dell'edificio.

Le poche rimanenze integre di questa antica rocca possono essere ritrovate, ad esempio, nei sotterranei del vicino Hotel I Portici, che ha fatto dell’antica ghiacciaia parte del suo lussuoso ristorante.

L'entrata monumentale al giardino della Montagnola venne inaugurata nel 1896 a coronamento dei lavori che avevano portato alla costruzione e all'ingrandimento di via Indipendenza, nuova arteria cittadina di collegamento tra la neonata stazione centrale con Piazza Maggiore. Cuore della struttura architettonica della scalinata è, per l'appunto, la cosiddetta Fontana della Ninfa, opera dello scultore Diego Sarti.

La ninfa in questione è al centro di una grande vasca quadrilobata, circondata da conche decorate da piccoli putti e da sirene. Il centro di questa trionfante scena è certamente la fuga disperata della ninfa che, aggrappandosi con tutte le sue forze ad un grande cavallo marino, cerca di salvarsi dalle spire di un terribile mostro marino che sta cercando di portarla con sé.

La sua nudità e la sua prorompente sensualità hanno fatto sì che l'immaginario collettivo collocasse la costruzione di questa fontana direttamente in connessione con l'altra fontana della città, l’inconfondibile Fontana del Nettuno. Per capire questo collegamento bisogna però approfondire un aneddoto riguardante la presentazione del progetto per la statua del Nettuno agli occhi di Pier Donato Cesi, legato pontificio a Bologna nel 1563 quando la fontana stava per essere ultimata.

Estremamente compiaciuto da quello che vedeva, il legato però ammonì Giambologna, autore della statua, perché secondo il suo parere aveva esagerato con la generosità nelle forme virili del Nettuno, e gli chiese di ridurne le dimensioni. Il Giambologna, per quanto scocciato per la correzione della sua opera, eseguì quanto il legato pontificio andava chiedendo.

La tipica maliziosità petroniana non si lasciò sfuggire una così ghiotta occasione di creare una storia piccante ed attribuì quindi come causa della rocambolesca fuga della ninfa le ridotte dimensioni della prestanza del Nettuno, di cui era divenuta improvvisamente sposa e compagna.

Cavalcando le dicerie popolari e in un certo senso legittimandole, lo stesso Giosuè Carducci, illustre professore dell'università di Bologna, dedicò alla Fontana della Ninfa un sonetto nei versi del quale lei stessa si rivolge al regale bronzo della Fontana del Nettuno con le seguenti parole:

"...Ahi mio re! la tua carezza / Chiedo in van, son tratta giù: / E fu in van la mia bellezza / Com'è in van la tua virtù."